Sorpresa di Natale

di Antonio Musotto

Il fenomeno aveva assunto proporzioni incontrollabili, non passava giorno che qualcuno non si presentasse alle porte dei carceri, pentito e contrito, offrendo i polsi alle manette e recando con sé una dettagliata confessione autografa.
Il governo fu costretto ad assumere alcune decine di giudici per far fronte alle richieste di rito abbreviato a cui gli ormai ex malavitosi chiedevano con insistenza e spirito di collaborazione di essere sottoposti.
Nel breve volgere di alcuni mesi le patrie galere si erano riempite di uomini e donne desiderosi di espiare con dolore e sofferenza i loro gravi peccati, e l’amministrazione carceraria fu costretta a requisire alcuni grandi alberghi per l’accoglienza di questi nuovi detenuti.
Tutto era successo dopo che, in pieno raptus santifico, don Carmine Mozzarella, boss indiscusso della camorra campana, si era affacciato al balcone del suo bunker, a Forcella, ed aveva iniziato a arringare la folla con una interminabile omelia sul valore della espiazione del peccato.
Continue reading

Acqua, cavalli e noci

di Angelo Maddalena

Il brano che segue è tratto da “Selvatico e coltivato” ed è pubblicato per gentile concessione dell’autore e della casa editrice Stampa Alternativa.

Mi piove addosso, sulla testa…
Miriadi di gocce bussano sul sacco di un materiale estraneo agli elementi naturali che tengo sulla testa… Però sulle braccia arriva, scende, scivola, rinfresca…
È la mia prima volta, la prima volta che faccio l’amore con l’acqua che cade dal cielo, qui alle Vagne, dietro di me una cavalla che trasporta un sacco di noci appena raccolte e un uomo nato almeno almeno quarant’anni prima di me, ma qui il tempo sembra dissolversi… Salgo verso la casa, le tegole di cotto e il bianco del gesso mi sorridono, fino a qualche mese fa non sapevo che esistesse questo spazio vitale, da qualche mese non so se sia possibile abitare lontano da qui per troppo tempo senza avvertire una sensazione di svuotamento interiore.

Continue reading

Il cordless

di Anna Setari

Entrò nell’ospizio il giorno dopo Santo Stefano.
Era stata lei a decidere di andarci. I figli avrebbero voluto metterle una badante in casa, ma lei, in casa sua, a contrastarla nelle sue abitudini, a trattarla come una bambina, magari anche frugare tra le sue cose, non voleva nessuno.
“Meglio l’ospizio”, aveva detto.
“Sarà come stare in una pensione, dopotutto…”
Fu il figlio ad accompagnarla. Con le labbra strette e la fronte corrugata. Si vedeva che si sforzava d’essere meno impaziente del solito mentre le faceva vedere il letto, il tavolo, l’armadio a lei assegnati nella camera che avrebbe condiviso con altre tre vecchie.
C’era molto più spazio di quanto si fosse figurata. Anche il tavolo era abbastanza grande, dopotutto, anche se sacrificato in un angolo cieco: c’era spazio per farci i solitari e poteva disporci anche con comodo i suoi quaderni. Come a casa. Quasi.
Continue reading

‘ATREBBIL

di Mauro Mirci

Il paese ci accolse in silenzio. Il comandante precedeva la colonna sul suo grande cavallo nero; aveva l’aria spavalda, come sempre. Non gli avevo mai visto mostrare indecisioni e a volte mi faceva paura l’assoluta inespressività dei suoi occhi. Avanzavamo in mezzo alla polvere che le scarpe malandate dei soldati sollevavano dalla trazzera ripida e irregolare. Giunti all’altezza delle prime case la trazzera si mutò in un acciottolato irregolare, meno ripido ma ugualmente polveroso. Il caldo era atroce e le borracce erano vuote anche se erano passate solo due o tre ore da quando le avevamo riempite l’ultima volta.
Continue reading

Scrivere

di Antonio Musotto

Di come un pacifico farmacista commetta delitti armandosi nottetempo di appuntite parole e taglienti verbi.

Scrivere:
con il gesso, con la matita, con la penna a sfera, con la penna stilografica, con monosillabi arroventati, con denso inchiostro di sangue.
Scrivere sulla carta, sui muri con le bombolette spray, per terra con i colori del madonnaro, scrivere nella memoria, scrivere sulla sabbia, scrivere la storia sulla pelle altrui.
Imparare a scrivere, aste trattini e punteggiatura varia, migliorare la propria scrittura, scrivere un pensierino, un tema ,una tesi, una ipotesi, un poema, scrivere una sentenza, scrivere una condanna a morte, scrivere un certificato di nascita, scrivere un assegno, scrivere una domanda di assunzione, scrivere una lettera di dimissioni, scrivere al frullatore genetico che ti ha generato, scrivere l’ultima lettera del suicida.
Continue reading

Zia 88

Scritto da Renato Candida
e presentato dal di lui nipote Marco Candida

RENATO CANDIDA, IDILIO DI PROVINCIA (un racconto ricopiato)
Uno di questi giorni che sono stato a casa da lavoro (22 Ottobre; 29 Novembre) sono salito sul solaio e ho dato un’occhiata a vecchi scatoloni e a una serie di libri tutti impolverati. Alla fine ho portato di sotto questi libri: Zanna Bianca, Le Novelle di Perrault (Edizioni A.&G. NETTUNO OMNIA Bologna), Questa Mafia e Idilio di provincia di Renato Candida (Edizioni Salvatore Sciascia Caltanisetta Roma).
Continue reading

Serata in famiglia

di Franz Krauspenhaar

Mi svegliai con un gran mal di testa, decisi di uscire a prendere una boccata d’aria. Non è come in campagna o a Los Angeles l’estate scorsa, a Downtown, posto tremendo, si, ma almeno ero libero, si respirava, andavo dove mi pareva e con un bel po’ di dollari in tasca. Camminavo senza meta. Il sole sbatteva furioso sull’asfalto molle. E dire che ieri era una giornata come tutte le altre. Certo, un po’ troppo calda per i miei gusti.

Decisi di telefonare alla mia fidanzata. “Perché sei ancora in casa?” le chiesi. Mi rispose che oggi non lavorava, che aveva preso un permesso. Di lei non m’importava più niente ma non mi decidevo a lasciarla, in fondo a qualcosa di losco e fradicio mi era servita, e in svariate occasioni.
Continue reading

Notte di guardia

di Michele Rocchetta

Nebbia fitta; di quella nebbia che fai fatica a vedere la punta delle scarpe, che fai fatica a capire esattamente dove ti trovi. Di quella nebbia che bagna ogni cosa come pioggia battente, che entra anche negli interstizi più sottili, che intride i tessuti e il legno, rendendoli fradici.
Una nebbia della madonna, insomma.
“Non si vede una minchia, stasera. E che minchia ci stiamo a fare qua fuori, stasera, se non si vede una minchia?”, Vincenzo Perrone sbuffò sonoramente, facendo fatica a distinguere il proprio fiato nel nebbione. “Quanti gradi abbiamo?”
Continue reading

Il tesoro di Biagio

di Giovanni Monasteri

Brasi Mezzalenticchia

Fu l’uccisione del mulo il primo dei numerosi peccati che dannarono Biagio Marotta. Gli fracassò il cranio. E non con una schioppettata, né col dorso della zappa o con un mazzapicchio, ma con un pugno. Sì, proprio un pugno in mezzo alle orecchie, su quella testaccia di mulo impenitente. Lo zio Suoledilegno aveva visto coi suoi occhi quel pugno poderoso abbattersi sulla povera bestia come il maglio del maniscalco sull’incudine , e quella, colpita a morte, stramazzare per non più rialzarsi. Lui stesso, Biagio, aveva raccontato il fatto per filo e per segno, e quasi se ne era gloriato.
Continue reading

Confessioni di un guerriero ignoto

di Drazan Gunjaca

Maledetti sogni. Quando tutti ti lasciano in pace, ossia quando con la forza di volontà ti convinci dopo tutto di valere di più dei ricordi, questi ti raggiungono, di solito tra le 2 e le 3 del mattino e allora, completamente inebetito e perso, ti rigiri madido di sudore nel letto che sembra più uno stivale spagnolo dell’epoca dell’inquisizione che un posto dove riposarsi dalla realtà… Ti dimeni nelle giungle del passato tentando di uscire alla promettente luce del giorno… che però non sorge.

E così la vita rotola giù per le scogliere taglienti e appuntite che non sai se appartengono al sogno o alla realtà. Oppure né all’uno né all’altra, così diventi uno di quei cosiddetti casi limite, né in cielo né in terra, dimenticato e disprezzato da tutti. Nessuno ti vuole nel proprio mondo. Né i santi né i peccatori. Mentre i confini tra i loro mondi, anche se esistono, continuano a spostarsi su e giù, sempre nella direzione opposta da dove tenti di trovarli. Chissà se mi lascerebbero passare quel confine nel caso riuscissi a trovarlo.
Continue reading