Vado pazzo per le vacche

di Antonio Musotto

La station wagon segue le curve della strada di collina, “è facile, basta seguire le indicazioni per la clinica” ha detto il dottor Angelo F., quando l’ho chiamato l’altroieri dal giornale.
Il redattore capo mi ha detto: “vacci tu, Antonio, che hai dimestichezza con i medici”.
Secondo lui il fatto che io abbia un fratello medico mi qualifica a penetrare la psiche di tutti i medici del mondo.
Peraltro mio fratello svolge un oscuro ruolo di funzionario al ministero, e non vede un malato dai tempi dell’università.
Il giornale per cui lavoro, “il Gazzettino della Zootecnica”, mi manda spesso a visitare allevamenti modello, generalmente condotti da individui che, a furia di stare vicini alle loro bestie, ad un certo punto ne assumono le fattezze, sono curioso di andare a conoscere questo famoso chirurgo.
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Punti di vista

di Antonio Cotroneo

Il Professionista bestemmiava mentre si affrettava lungo la solita strada. Era tardissimo, Cristo…sicuramente gli altri erano già sul posto, cercando di fargli le scarpe. Proprio non sapeva cosa gli stava succedendo, una cosa del genere non gli era mai successa. Svegliarsi così tardi, per lui, era inconcepibile, anche se in effetti per la maggior parte della gente era ancora molto presto. La fortuna non bacia i poltroni, si diceva sempre, e lavorare fino a tarda notte non era mai stata una giustificazione valida per dormire più del dovuto.
Beh, inutile recriminare, ormai. Del resto non era più nel fiore degli anni, e questi episodi sarebbero forse diventati più frequenti con l’andare del tempo. Passando davanti all’edicola diede una voce a Ruggero : “Passo dopo, ora non ho tempo”. “Come vuoi”, rispose lui senza alzare gli occhi dall’elenco che aveva davanti ,”basta che te ne ricordi, che l’ultima volta te li ho dovuti portare io i giornali”.
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Sorpresa di Natale

di Antonio Musotto

Il fenomeno aveva assunto proporzioni incontrollabili, non passava giorno che qualcuno non si presentasse alle porte dei carceri, pentito e contrito, offrendo i polsi alle manette e recando con sé una dettagliata confessione autografa.
Il governo fu costretto ad assumere alcune decine di giudici per far fronte alle richieste di rito abbreviato a cui gli ormai ex malavitosi chiedevano con insistenza e spirito di collaborazione di essere sottoposti.
Nel breve volgere di alcuni mesi le patrie galere si erano riempite di uomini e donne desiderosi di espiare con dolore e sofferenza i loro gravi peccati, e l’amministrazione carceraria fu costretta a requisire alcuni grandi alberghi per l’accoglienza di questi nuovi detenuti.
Tutto era successo dopo che, in pieno raptus santifico, don Carmine Mozzarella, boss indiscusso della camorra campana, si era affacciato al balcone del suo bunker, a Forcella, ed aveva iniziato a arringare la folla con una interminabile omelia sul valore della espiazione del peccato.
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Acqua, cavalli e noci

di Angelo Maddalena

Il brano che segue è tratto da “Selvatico e coltivato” ed è pubblicato per gentile concessione dell’autore e della casa editrice Stampa Alternativa.

Mi piove addosso, sulla testa…
Miriadi di gocce bussano sul sacco di un materiale estraneo agli elementi naturali che tengo sulla testa… Però sulle braccia arriva, scende, scivola, rinfresca…
È la mia prima volta, la prima volta che faccio l’amore con l’acqua che cade dal cielo, qui alle Vagne, dietro di me una cavalla che trasporta un sacco di noci appena raccolte e un uomo nato almeno almeno quarant’anni prima di me, ma qui il tempo sembra dissolversi… Salgo verso la casa, le tegole di cotto e il bianco del gesso mi sorridono, fino a qualche mese fa non sapevo che esistesse questo spazio vitale, da qualche mese non so se sia possibile abitare lontano da qui per troppo tempo senza avvertire una sensazione di svuotamento interiore.

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Il cordless

di Anna Setari

Entrò nell’ospizio il giorno dopo Santo Stefano.
Era stata lei a decidere di andarci. I figli avrebbero voluto metterle una badante in casa, ma lei, in casa sua, a contrastarla nelle sue abitudini, a trattarla come una bambina, magari anche frugare tra le sue cose, non voleva nessuno.
“Meglio l’ospizio”, aveva detto.
“Sarà come stare in una pensione, dopotutto…”
Fu il figlio ad accompagnarla. Con le labbra strette e la fronte corrugata. Si vedeva che si sforzava d’essere meno impaziente del solito mentre le faceva vedere il letto, il tavolo, l’armadio a lei assegnati nella camera che avrebbe condiviso con altre tre vecchie.
C’era molto più spazio di quanto si fosse figurata. Anche il tavolo era abbastanza grande, dopotutto, anche se sacrificato in un angolo cieco: c’era spazio per farci i solitari e poteva disporci anche con comodo i suoi quaderni. Come a casa. Quasi.
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