Annella

di Giorgio Morale

Mi scrive Giorgio: “In questi giorni, stimolato dall’arrivo della primavera, ho rimesso mano a un brano di uno dei miei romanzi inediti, “L’ora del caldo”, che è un proseguimento delle storie di Paolo iniziate in “Paulu Piulu”. Te lo mando. Grazie e a presto. Giorgio”
Bene, festeggiamo allora l’arrivo della primavera con “Annella”, di Giorgio Morale. (ma.mi.)

In primavera questa storia ha un’impennata, benché tutta chiusa nell’ovale del cuore. E’ l’impennata della primavera siciliana, accesa, precoce. Paolo rivede ancora, suo nunzio e vessillo, il mandorlo, primo a fiorire. I petali bianchissimi erano percorsi da venature rosee, quasi una fiammella che alimentasse quel biancore incontenibile. A febbraio, quando il vento spargeva i delicati petali nella campagna che attendeva la primavera, avresti detto che tutta la natura si struggesse al fuoco di quella fiamma. Che tutto il mondo fosse pervaso dalla promessa di un amore ugualmente incontenibile.
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In fondo al viale

di Salvatore Briguglio

Ricevo questi passi scelti da “In fondo al viale” e volentieri li pubblico (ma.mi.)

IN FONDO AL VIALE – Sui passi di un cantautore siciliano
A cura di Filippo Briguglio

1 – Dall’Appendice del libro IN FONDO AL VIALE – SUI PASSI DI UN CANTAUTORE SICILIANO
Gli anni Sessanta e Settanta sono stati anni di radicale cambiamento nel costume e di rottura delle regole sociali predeterminate. La musica divenne il veicolo di espressione delle ansie di generazioni che cominciavano a interrogarsi e a interrogare. Infatti nel periodo che va dal 1965 al 1977 per i giovani le canzoni rappresentavano il pane quotidiano contribuendo in modo determinante a diffondere nuove energie.
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Ma che succede?

di Monica Gentile

“Lo sai che mi ha combinato quel gran cornuto di mio figlio? Si è messo assieme a una americana e mi ha pure detto che se la vuole maritare.”
“Biii. Allora che se ne va a stare a Nova Yorke?”
La Signora Pina e la Signora Lia si trovano sul 107. Come ogni giovedì mattina, stanno andando al mercato.
“A me quella zoccola proprio non mi cala” esclama la Signora Pina stizzita.
“E che ci vuoi fare? Fanno sempre il contrario di come gli diciamo noi. Altri tempi, questi. Macari il Signuruzzu ci faceva nascere adesso, no sessant’anni fa.”
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Centro estetica

di Monica Gentile

Buongiorno a lei, Stefania cara.
Si, ho fissato un appuntamento per le 16.00. Devo fare la pulizia del viso, la manicure e la pedicure. Oh ! ma è già il mio turno? Benissssimo. Ecco, lo dicevo poco fa, questo posto mi piace tanto perché non devo aspettare. Nel centro estetica in cui mi recavo precedentemente, invece, non rispettavano mai gli orari. Era davvero sgradevole. E poi voi siete così professionali, cordiali, disponibili. Cominciamo con la pedicure? Si, smalto perlato, grazie. Lo preferisco. E poi si abbina meglio.
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Il pelo dell’acqua

di Giovanni Nurcato

Ancora uno dei racconti finalisti del premio letterario Racconti di Primavera. Una storia nera nera di Giovanni Nurcato. Una piccola perla, a mio parere. (ma.mi.)

– Jeff, figlio mio, per me tu sei scemo cronico. – Mi disse quel rompicoglioni, proprio qui, in quest’orecchia. Mi pare di sentirlo ancora adesso.
– Se tu non cambi indirizzo, Jeff, il tuo destino è certo, lode a Dio, non potrai che passare da un guaio all’altro. Te lo dice tuo padre.
Te lo dice tuo padre mi faceva con quel suo faccino di santo dell’etichetta del rosolio.
Te lo dice tuo padre mi faceva quand’era in vena di quei predicozzi scioglipancia.
Per un momento feci finta di nulla poi, di scatto, nonostante avessi un tris, buttai per aria le carte e gli sferrai un pugno. Era svelto il vecchio, se non l’avesse schivato l’avrei ucciso. L’avrei ucciso di sicuro.
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Cornuti in via Oreto

di Antonio Musotto

Neanche faccio trecentometri in via Oreto che le macchine si impastano, il traffico è bloccato, sale il fumo dalla strada stretta, alcuni stronzi si attaccano al clacson ma che cazzo ci suoni, non lo vedi che siamo tutti fermi? gli dico uscendo la mano dal finestrino; la buttana con il muso pittato nella centoventisette allato alla mia mi guarda con un occhio solo, ché l’altro è pieno di fumo, si sta sucanno una sigaretta, creitinotestadiminchia , dice senza levarsi la marlboro dalla bocca, e poi si gira.

Allora mi attacco al clacson pure io cornuti, cornuti, fateci passare grido con la testa fuori dal tettuccio di tela della cinquecento.
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Lui

di Elisabetta Favale

Lui: è tutto ok, posso farcela, lo sento. Niente panico, è passato un anno, le ferite si sono rimarginate, i sensi sono sopiti. Per lei. Non in generale, sarebbe un dramma a trent’anni. Ora mi chiederà come va il lavoro e io le dirò benissimo, ho quasi passato l’esame di stato, quasi, lo scritto, lei era rimasta che mi avevano bocciato quando l’ho provato a Roma, bastardi. Ricordo che ha avuto la faccia tosta di dirmi che se mi lasciava era anche perché non riuscivo a passare quel maledetto esame.
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Ouroboros

di Mauro Mirci

Nel febbraio del 2004, mentre mi trovavo a Palermo, iniziai un libro di Piergiorgio Odifreddi, C’era una volta un paradosso, che parla, appunto, della storia del paradosso nella logica, nella matematica e nella filosofia. Avevo da poco terminato di rileggere l’Aleph di Borges, che fa del paradosso il punto di partenza e di arrivo del costrutto narrativo. Questi due libri mi fornirono lo spunto per Ouroboros. E l’accostamento ai versi di Fumblin’ with the blues non è casuale. Entrambi, racconto e canzone, sono il resoconto in prima persona della vita di un perdente; tuttavia, entrambi parlano di amore e di speranza.

Ora Ouroboros ha forse ha finalmente raggiunto – dopo numerosi tentativi e grazie alle forbici di Antonio Piras, che lo ha cortesemente pubblicato su Fantasymagazine.it – una forma quasi definitiva. Lo ripubblico anche su paroledisicilia. Buona lettura (ma.mi.)

La nostra vita è esistita. Lei, io, la nostra casa. Anche il nostro tempo è esistito, pure se il tempo è un concetto che ormai mi sfugge e stinge nella mia memoria.
C’era Maura. La sua immagine sorridente si sovrappone a quella di un corpo inerte disteso per terra, circondato da un’aureola di sangue. Io l’osservo dalla soglia. Non ho la forza di urlare, di chiedere aiuto. C’è solo quella canzone che sembra volermi deridere, propagandosi dagli altoparlanti dello stereo. Un attimo che dura un’infinità.
Poi urlo: – Maura…
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Dieci consigli

di Antonio Musotto

Direttamente dal blog di Antonio Musotto:

Dieci (anzi undici) pessimi consigli gratuiti per diventare un grande scrittore famoso ( e ricco).

1. Cambiate il vostro nome di battesimo: come pensate di avere successo se vi chiamate Mario Rossi? Prendete esempio dai grandi del passato, procuratevi un degno pseudonimo, ad esempio Pierpaolo Moravia, o Marguerite Montale, se volete esagerare c’è sempre un Leonardo Manzoni che si porta con tutte le stagioni.
2. Un grande scrittore famoso non è sposato, non porta i bambini ai giardinetti, perché non ha tempo da perdere con la bassa manovalanza del genere umano; lui è troppo impegnato ad osservare pazzi e frustrati, per poterci narrare le loro letterarie terribili disgrazie.
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Time exchange

di Eugenio Ragone

Continuiamo con la pubblicazione dei racconti finalisti del Concorso Racconti di Primavera. E’ ora la volta di Time exchange, scritto da Eugenio Ragone, Bari.

C’è puzzo di morte, quando entro da Svigo. Il solito puzzo da time exchange, impossibile da nascondere a un naso esperto. Ha voglia, Svigo, a riempire il suo locale di profumi; l’olezzo di morte ristagna comunque, in posti del genere, inavvertibile per i pivelli, ma non per i veterani come me. C’è chi dice perfino che questo odore segreto gli piace, lo stimola, come il sentore di acido fenico mescolato al sapore dei ricci di mare, o certi effluvi selvatici sulle zone intime di un corpo desiderato. Io cerco semplicemente di ignorarlo, concentrandomi sulla merce in esposizione.
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