L’impavida eroina eccetera

Ed eccolo qui: L’impavida eroina eccetera. Sette racconti in 142 pagine.

La quarta di copertina recita: “La misteriosa scomparsa di due donne nella Sicilia del luglio 1943. E, negli stessi giorni e negli stessi luoghi, l’assistente di un impresario di pompe funebri s’innamora di una defunta bellissima. Lo strano legame tra un uomo solo e coltissimo e un bambino che sogna di possedere una moto Ape. E ancora: un cortile sul quale incombe una tragedia inevitabile; le fisime artistiche di uno scultore improvvisato; una partita a calcio che non è solamente una partita di calcio; un’impavida eroina ubiqua, inconsapevolmente sospesa tra verità e menzogna, che salva la vita di un uomo prossimo a perdersi. La Sicilia interna, quella che non vede il mare, raccontata in maniera ironica e spietata. Sette racconti da leggere d’un fiato.”

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Salviamo il giardino comunale

Leggo e sento parlare di privacy e mi dico che, forse, più che alla privacy, abbiamo diritto a un po’ di discrezione e, soprattutto, chiarezza. Che i miei dati siano su facebook, leggibili da tutti, è una mia scelta. Posso rimuoverli, se non mi va che siano letti, o posso cancellare il profilo. Che quei dati, messi lì, rappresentino un’autorizzazione a trattarmi come il ragazzo di bottega del barbiere (al quale, senza chieder parere e approvazione, si dava sempre del tu, che avesse sei o sessant’anni, e che veniva mandato a prendere i caffé al bar o il giornale) mi sembra invece cosa abbastanza discutibile. Si sono verificati casi (è documentato), nei quali anche i garzoni di barbiere hanno fatto valere i loro diritti, hanno bevuto il caffé e letto il giornale.
Qualche giorno fa un tizio, conosciuto anni fa e del quale mi ricordavo sì e no, mi ha telefonato (a un numero che avrebbe dovuto essere privato) per chiedermi se, in virtu del comune passato di ufficiali di complemento, mi andava di iscrivermi a una certa associazione. Il fatto che mi avesse chiamato a un numero privato non ha costituito ostacolo per una cordiale chiacchierata. Alla fine mi sono pure detto d’accordo perché m’iscrivesse. Ma la cosa importante è che, prima di propormi l’iniziativa, s’è presentato, mi ha ricordato quando e perché ci eravamo conosciuti, sì è scusato per avermi disturbato. Ora, non che mi sia sentito particolarmente disturbato dalla chiamata (non mi ha disturbato per nulla, in effetti), ma ho apprezzato la cortesia di chi ha tenuto conto che ricevere una chiamata al telefono privato può anche dare fastidio.

Bene, più o meno negli stessi giorni, ricevo sul profilo di facebook la comunicazione che la mia richiesta d’iscrizione a un tal gruppo è stata accettata. Continue reading

Tra non molto

L’IMPAVIDA EROINA ECCETERA
(continuazione)

— Lei è una privilegiata — disse l’uomo. Sorseggiò il caffè. — E anch’io.
— Me lo hanno regalato — disse lei. Lui la fissò incuriosito.
— Lavoro nella casa di un colonnello di artiglieria. Conti, non so se lo conosce.
— Conti? No, non lo conosco. Ma ero solo caporale, non frequentavo gli ufficiali. Solo qualche subalterno.
— Beva.
Lui bevve.
— Buono.
Erano seduti: lui sulla poltrona, lei su una delle sedie. Stettero a fissarsi per un tempo indefinito, in silenzio. Per la prima volta, dopo molto tempo, l’uomo non provò il desiderio di nascondere il volto a uno sguardo estraneo.
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Ecco Finitòria

Quella che vedete qui a fianco non è, per la verità, la versione definitiva della copertina di Finitòria, il romanzo di Ezio Tarantino edito dalla edizioni Nulla Die, ma quella realizzata per l’ebook pubblicato appena prima della Fiera del Libro di Torino, dove il romanzo è stato presentato nello stand di Ultima Books.

Ma anche il libro tradizionale, quello di carta, del quale si possono annusare le pagine e ascoltarle frusciare mentre le si sfoglia, è quasi pronto.
Si sta lavorando alacremente per mandarlo in tipografia.
Nel frattempo, un assaggio
Il terzo capitolo

Per prenotarlo (perché no?), si può inviare una mail all’indirizzo edizioninulladi[a]gmail.com, (ovviamente sostituite [a] con @), oppure un fax al numero 093589714. O anche un sms al +393333333838.
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Le letture costituzionali di Magdi Cristiano Allam

Scrivendo queste parole:

tutte e quattro le leggi o relative norme di cui si chiede l’abrogazione sono state da lei promulgate senza ricorrere al rinvio alle Camere, dove quindi l’assenza di rilievi nel merito o nella forma implica una sua sostanziale accettazione non solo della loro piena legittimità ma anche della loro compatibilità con il contesto politico, economico e sociale in cui si calano

il noto giornalista ha fatto finta (o forse non lo sa davvero, chissà) di non conoscere la differenza tra il percorso delle norme approvate in parlamento e i quesiti referendari sui quali il popolo italiano è, talvolta, chiamato a esprimersi. Espone anche altri interessanti concetti nell’articolo dal quale ho tratto anche quello sopra riportato, e tali interessanti concetti li trovate tutti su Il Giornale (di un certo Berlusconi, ma non Silvio, eh?).
E’ curioso come l’uomo di cultura ceda il passo al bruto (della carta stampata), quando fa finta di non sapere (ma sono certo: lo sa) che una legge viene promulgata dopo che è stata approvata dalle camere, seguendo un processo che, alla fine dei conti, è democratico. E’ vero, il Capo dello Stato può pure rinviare alle camere i disegni di legge che non lo convincono [come è successo in questo caso] ma Magdi Allam sostiene che il Presidente Napolitano, promulgando le leggi senza rinviarle alle camere, ha implicitamente espresso un consenso, un’approvazione della sostanza oltre che della forma, dell’azione legislativa della maggioranza.

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Noi siamo i super robot

di Angelo Orlando Meloni

Angelo Orlando Meloni, autore del romanzo di malformazione artistica e letteraria Io non ci volevo venire qui (leggi la scheda sul sito dell’editore Del Vecchio) pubblica un racconto sul prestigioso sito Carmilla on line.

Il Racconto inizia così:

“Fermati, Gianni”, ordinò il professor avvocato Onorevole Elio Sofferti al suo autista. “Fermati, ho detto”.
“Subito, Onorevole”.
Elio si fiondò in strada, lasciando Gianni alle prese con un concerto di clacson e con automobilisti pronti a tutto pur di percorrere altri dieci centimetri.
Il prof si chinò su di un cumulo di rifiuti. Sotto un paio di sacchetti puzzolenti si nascondeva l’oggetto che aveva intravisto dalla carreggiata: un amplificatore tutto rotto dal quale recuperò due valvole color rame. Si ricatapultò in macchina con il bottino in mano e cominciò a spolverarlo con le falde della sua giacca senza neanche degnarsi di rispondere ad alcune telefonate di vicecapitani d’industria, sotto-aiuti segretari e riepilogatori d’impegni di onorevoli, senatori e messi regionali. Solo un comando all’autista: “Andiamo”, e un mezzo sorriso alle valvole, anzi, la smorfia concentrata dei bambini quando defecano o giocano solitari, noncuranti del mondo.

Il resto, se vi va, leggetelo sul sito di Carmilla

Nuovi mestieri del Terzo Millennio

di Mauro Mirci

Ed eccolo, il nostro eroe, abbigliato come un barbone, alla ricerca di una punta da trapano del nove, esplicita richiesta dell’imbianchino che monta il controsoffitto: Cinquanta tasselli da otto, visto che vai là. Ossia “là” dove vendono i tasselli. Ma  “là” il nostro eroe non trova tasselli dell’otto: solo del nove. L’imbianchino, contattato telefonicamente, dice: Va bene, però avanza la richiesta di una punta di pari diametro. Tale buco, tale tassello. E’ così che il nostro eroe, impegnato in occasionale lavoretto manuale casalingo, e adeguatamente abbigliato, s’è trovato vestito da barbone a girare di sabato pomeriggio per un  paese che s’accinge a indossare il vestito buono per lo struscio e la discoteca. La tenuta, che taluni non esiterebbero a definire indecorosa, consiste di: camicia a riquadri azzurri su sfondo bianco, tutta schizzata di vernice grigio grafite e quindi, in definitiva, a riquadri e pois; jeans lisi a vita alta, anch’essi schizzati di vernice, e inoltre impolverati e squarciati al cavallo (con conseguente ingresso d’aria gelida atta a raffreddare eventuali e inopinati bollori). Scarponcini in pelle, modello vagamente Clarks, stravecchi. Per coprire le vergogne l’eroe ha indossato un giubbottone blu, comprato con gli sconti ai tempi dei canonici di legno, lungo sino a metà coscia. Buono per nascondere lo squarcio, non per le ventate ascendenti di area gelida (ma a salire non era l’aria calda?).

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Poesie d’amore e calzini sporchi

di Mauro Mirci

Credo fosse gennaio. Più di vent’anni fa. Un bussare discreto alla porta ed entrò, vestita di nero, un trucco che metteva in risalto l’azzurro dei suoi occhi. Non so chi le avesse aperto. Il nostro appartamento di fuorisede era come una stazione ferroviaria. Gente a tutte le ore in giro per i corridoi; ogni tanto qualcuno s’infilava nelle stanze come fossero vagoni ferroviari. Il grande soggiorno era la sala d’aspetto, con la televisione e sempre qualcuno a mangiare sul grande tavolo di legno massiccio, residuato civile di antiquato soggiorno borghese. Lei entrò, dicevo, e andò a sedersi sul letto accanto al mio. Avrei dovuto accoglierla meglio, far qualcosa di più che sgusciare dalle coperte ed esibire la tuta da ginnastica che usavo come pigiama. E anche la faccia da studente tiratardi appena sveglio, immagino, non doveva essere un bel vedere. Ma lei sorrideva, e io lo sapevo che aveva un debole per me. Anch’io per lei.
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La piazzetta dei ragazzini che squillano

di Mauro Mirci

Siccome sono un fumatore, e visto che in ufficio non si può fumare, mi allontano di tanto in tanto per  trovarmi un posticino dove indulgere nel vizio. Il luogo preferito è un balconcino al secondo piano, attrezzato di colonnina portacenere e buttacarte (uno di quegli aggeggi che, di solito, stanno nei bar, fatti in modo che braci e carta non si mischino) che nessuno svuota mai. Oppure mi piazzo immediatamente fuori dall’uscita di sicurezza. E lì mi spipetto la dose quotidiana di nicotina. La porta di sicurezza dà su uno spiazzo che spesso è ingombro di automobili, ma durante le feste la gente va meno in municipio e molti dipendenti sono in ferie. Così lo spiazzo è libero e, incredibilmente, son fioriti i ragazzini. Si sono appropriati della piazzetta, stabilito la posizione di due porte (invisibili a tutti meno che a loro), formato le squadre e dato il fischio d’inizio. Li osservo per un po’, mentre fumo, e mi rendo conto che certe cose sono sempre uguali. C’è quello che tiene sempre palla e si sente  un fuoriclasse, quello che gioca dietro e dice d’essere il regista, l’altro ancora, bravo davvero, che corre come un indemoniato, crossa, tira, e dribbla avversari e specchietti retrovisori (be’, qualche auto c’è, in effetti). Il fallo laterale non esiste.

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