Ci sono cose che non capisco

Ci sono cose che non capisco.
Una è questa.

Va bene. Mi pare logico e giusto che si difenda il luogo e l’istituzione dove si è vissuto e ci si è formati umanamente e professionalmente. Mi sembra anche doveroso e, persino, un atto di legittima difesa: occorre difendere il proprio futuro battendosi per la dignità del proprio passato. Ossia, in questo caso, del proprio percorso formativo.

Però, benedetto figliolo, c’è modo e modo. Continue reading

“Si può fare” letto da Pietrangelo Buttafuoco

Pietrangelo Buttafuoco recensisce il libro di Fausto Carmelo Nigrelli su Il Foglio.

Si può fare. Riflessioni di un urbanista sindaco
di Pietrangelo Buttafuoco
I sindaci. Nessuno più vuole fare il mestiere di primo cittadino. E c’eravamo, quasi, scordati i sindaci di questa martoriata, devastata e depredata Italia. E non i sindaci professionisti, gli Orlando, i De Magistris e neppure i sindaci pentastellati che si presentano rivoluzionari e poi incappano, da dilettanti, nei giochetti della vecchia politica e chissà cos’altro ancora. Ce li ricorda adesso un agile libretto di uno che il sindaco lo ha fatto per cinque anni in una città bella e difficile, Fausto Carmelo Nigrelli che ha guidato Piazza Armerina – ventiduemila abitanti nel Libero consorzio comunale di Enna, in Sicilia – dal 2008 al 2013.
Ce n’eravamo scordati, appunto, distratti dal pessimo spettacolo che sul laido palcoscenico della politica offre la compagnia di giro del governatore e della sua corte sempre più decaduta e quella dei novanta furbastri seduti nelle nobili sedie del Parlamento più antico del mondo, in Sicilia giusto per dire. Continue reading

Di alcuni animali che, per la verità, non mi è mai capitato di vedere

Nel 2014 ho ricevuto l’invito a partecipare all’Aetnacon, convention siciliana di fantascienza, per grande apertura verso altre discipline del fantastico. Nel 2014 grande spazio fu dedicato alla criptozoologia.

Ho quindi dedicato il mio intervento a un animale fantastico delle mie parte, alla cui ricerca (anche se virtuale), mi sono dedicato: la culovria, serpente gigantesco, con aspetti vari tanto quanti sono gli occhi che l’hanno osservato.

Qualche link all’Aetnacon e ai suoi organizzatori è doveroso:

Enrico Di Stefano, Claudio Chillemi, Aetnacon 2014,

Così come è doveroso un link al video scelto, opportunamente, per far da sigla d’apertura del mio intervento

Okay, fatta l’introduzione, ossequiosa e beneducata com’era giusto, ecco il pezzo.

Clicca qui per leggere “Di alcuni animali eccetera eccetera…”

Si può fare, un saggio di Fausto Carmelo Nigrelli sulla sua esperienza di sindaco

di Mauro Mirci

Dopo aver letto questo libro in bozza, mi è necessario una rilettura un po’ più attenta per parlarne. Tra l’altro, non è facile esprimere un giudizio – anche se non un giudizio critico in senso stretto – su un testo che è, sì, saggistico, ma narra anche un periodo importante della vita di chi sta scrivendo queste parole e, per questo, non è sicuro di possedere il necessario distacco e una sufficiente visione d’insieme.
Ma non scrivere qualcosa su questo libriccino che Fausto Carmelo Nigrelli ha affidato ai tipi del Il Mio Libro, è ingeneroso. Mi riservo, questo sì, di scriverne in maniera più compiuta più avanti, quando non solo avrò riletto per bene tutto (eh sì, le riletture, a volte, sono più faticose delle letture, perché bisogna superare i propri giudizi della prima volta) ma avrò anche maturato alcune riflessioni che, per adesso, stanno lì, incomplete e prive delle parole giuste per venire alla luce, diciamo che transitano più dalle parti dello stomaco che delle meningi, in posizione inidonea per essere partorite seduta stante su un programma di videoscrittura. Continue reading

Considerata l’età

di Mauro Mirci

L’espressione della rumena è dura. Mi riprovera sottovoce il ritardo mentre indossa il cappotto, e borbotta qualcosa nella sua lingua. Riesco a distinguere il nome Pietro.
– È il tuo fidanzato? – le chiedo, ma lei mi volta le spalle.
– Paghi mio lavoro, non sono affari tuoi.
Va via. Mi lascia sulla porta. La osservo scendere svelta le scale, mentre le falde del cappotto si aprono come ali e i tacchi alti picchiano sul marmo dei gradini. Tic tic tic, sempre meno rumorosi, sempre più lontani. Sento il portone aprirsi, giù. Un motore passa e s’intrufola per un istante nell’androne, poi svanisce. Il portone si chiude. Più nulla.
Appendo la giacca all’attaccapanni
– Maria – sento urlare. Allora entro e mi chiudo la porta alle spalle spingendola lentamente ma con decisione contro lo stipite. Lo scatto della serratura ben oliata sancisce il passaggio di consegne e, al tempo stesso suona alle mie orecchie come il benvenuto della casa in cui sono cresciuto, abbandonata per vivere un poco di vita e ritrovata per fatti contingenti.
– Maria – urla ancora mia madre. La sento spostarsi. Il rumore caratteristico di mamma: un fruscio di veste da camera, uno sbatacchiare di ciabatte, qualche lamento contro il mal di schiena e gli anni impietosi. Mi volto perché possa vedermi bene. Lei attraversa soglia e si affaccia nel corridoio.
– Ah, sei tu. Dov’è Maria?
– Oggi è giovedì.
Le vedo fare il muso storto.
– Oggi è martedì.
– No, mamma, è giovedì.
Con la mano mi manda a quel paese e rientra in cucina. La seguo. Sta finendo di avvitare la caffettiera grande, quella da sei tazze.
– Potevi preparare quella piccola.
– Vengono anche la nonna e le zie.
Nota il mio disappunto.
– Avete avuto questioni?
Mi riprendo subito. – No – dico, – nessuna questione. Ci sono le tue sorelle?
– Erano qui prima. Adesso sono salite al piano di sopra, non le hai incontrate? Ma gli ho detto che mettevo su il caffè, quindi tra poco tornano.
Al piano di sopra. Nell’appartamento di nonna.
– Siediti – dico a mia madre.
[Clicca qui se vuoi leggere tutto il racconto]

Conosco l’amore meglio di voi. Un pretesto per narrare l’isola nell’isola.

di Mauro Mirci

Enna, il capoluogo di provincia più alto d’Italia, è una costante dei romanzi di Andrea D’Agostino. Fa da scenario al suo Mi mangiassero i grilli e, dopo qualche anno, la ritroviamo anche nel recente Conosco l’amore meglio di voi. Ma, se nella prova narrativa dei Grilli, era il luogo delle reminiscenze infantili e adolescenziali, nel più recente romanzo, pubblicato dall’editore torinese Codice, Enna ha più le sembianze di un luogo archetipo, idealizzato, idoneo a far da sfondo alla rappresentazione dei personaggi che D’Agostino sembra prelevare dalla cronaca nera. Quale altro luogo potrebbe, del resto, ospitare in maniera più appropriata un racconto che, nei toni, nel disegno dei protagonisti, nelle loro azioni, nell’accumularsi e susseguirsi dei fatti e delle conseguenze, ha le coloriture e i timbri della tragedia greca? Un monte alto mille metri che si eleva deciso al di sopra di un panorama di colline spoglie, dove le tonalità del giallo predominano su quelle del verde. Luoghi che da sempre sono patria di ninfe, satiri e dei. Dove anche il brutale rapimento di una fanciulla, la sua reclusione nel regno degl’Inferi, diviene racconto mitico e malinconico di un amore prima estorto e poi concesso al prezzo di altro dolore. Continue reading

Allerta rossa

Ovvero: dichiarare l’emergenza o non dichiarare l’emergenza? Questo è il dilemma.
di Mauro Mirci

Allerta per rischio idrogeologico ma c’è il sole. Com’è possibile?
E’ possibile perché le previsioni meteorologiche, ossia lo strumento principale per prevedere il rischio idraulico e idrogeologico, non sono scienza perfetta e hanno un margine di errore, se errore vogliamo chiamarlo. Margine che, nel tempo, s’è ridotto sempre più, consentendo previsioni più azzeccate che nel passato, ma pur sempre presente.

Non voglio entrare nel merito delle tecniche con le quali le previsioni sono sviluppate, non ho le competenze necessarie. Per quel che so si basano sullo studio di fenomeni (quelli atmosferici) ai quali sono poi applicate tecniche di valutazione di tipo probabilistico. Ciò comporta, quindi, un certo grado di incertezza e di approssimazione che possono avere merito sia con il verificarsi o meno dei fenomeni, sia con la previsione degli orari in cui potranno verificarsi. In parole povere: si prevede che piova e invece non piove, oppure piove meno del previsto. Oppure ancora, la pioggia prevista il mattino arriva il pomeriggio.
C’è poi l’aspetto della procedura. Il sistema di allertamento di protezione civile ha, sostanzialmente, tre livelli: nazionale, regionale e comunale. A livello nazionale e regionale vengono ricevuti, valutati e rilanciati agli enti locali gli allarmi. A livello di Ente locale si dà attuazione alle procedure di allerta previste dai piani comunali di protezione civile. Continue reading

Palermo criminale. Il grande romanzo della città.

Ecco qua la copertina di “Palermo criminale – Il grande romanzo della città”, antologia di racconti noir curata da Antonio Pagliaro. Sono dodici racconti e dodici autori, uno per mese. L’intento era quello di raccontare il 2004 di Palermo, l’anno della promozione in serie A dei rosanero. La costruzione complessiva del volume è uno dei suoi punti di forza. La città come scenario, la coerenza cronologica, personaggi e fatti comuni a più racconti, la frase scritta su un muro e richiamata da più autori, fanno deviare il libro dal binario dell’antologia, a quello di un romanzo a più mani. Merito della “regia” di Pagliaro, autore anche di un racconto duro come un pugno al diaframma.

Sarà in libreria a partire dal 10 ottobre prossimo

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Joseph Roumanille ispiratore dei Mimi?

di Enzo Barnabà

Inauguriamo il nuovo anno con un saggio di Enzo Barnabà su Joseph Roumanille, forse ispiratore dei “Mimi siciliani” di Francesco Lanza.

Nel febbraio 1922, Francesco Lanza, alle prese con la stesura di quelli che sarebbero diventati i “Mimi Siciliani”, scrive ad Aurelio Navarria “L’opera è in decisa opposizione a tutta la letteratura corrente (…) Per la forma, si riattacca necessariamente a Verga, per la sostanza, il modello di riferimento (forse) è Roumanille”1. Il riferimento a Verga è, si sa, un  riconoscimento che non comporta alcun appiattimento sulla prosa del grande catanese. E quello a Roumanille?Nel febbraio 1922, Francesco Lanza, alle prese con la stesura di quelli che sarebbero diventati i “Mimi Siciliani”, scrive ad Aurelio Navarria “L’opera è in decisa opposizione a tutta la letteratura corrente (…) Per la forma, si riattacca necessariamente a Verga, per la sostanza, il modello di riferimento (forse) è Roumanille”1. Il riferimento a Verga è, si sa, un  riconoscimento che non comporta alcun appiattimento sulla prosa del grande catanese. E quello a Roumanille?

[Leggi tutto il saggio]

Cartolina dai mari del Sud

di Mauro Mirci

Il rumore delle onde superava anche la barriera della finestra serrata. Copriva persino il ronfare sommesso del condizionatore. L’uomo si mise a sedere sul bordo del letto. Istintivamente tese il braccio sinistro all’indietro, a cercare il fianco della donna, coperto dal lenzuolo di seta a fiori, molto estivo, molto esotico, molto “mari del sud”. La mano di lei prese la sua. Era sveglia.
–  Già sveglio? – disse.
– Sì, saranno le onde – rispose lui, – non ci sono abituato.
– Vivi troppo isolato – disse lei, – dovresti deciderti a cambiare.
– Non è che il mio lavoro non mi piaccia più – disse lui, – è diverso: come se…
– Come se tutto quel che fai non avesse più senso –  lo interruppe lei,- come se ogni gesto ripetuto all’infinito, sempre uguale, sempre senza possibilità di errore e di rimedio, fosse un peso nuovo e insopportabile.
– Ecco – disse lui, – è proprio così.
Gli strinse le dita con dolcezza.
– Pensaci  – disse lei, – possiamo ricominciare insieme.

Eppure solo la sera prima si erano parlati per la prima volta. Si conoscevano, sì, frequentavano gli stessi ambienti, comparivano negli stessi libri e negli stessi programmi televisivi, avevano gli stessi fans. Lui aveva esitato un po’, vedendola davanti al bancone del bar, sola, davanti a un doppio scotch. Anche lei lo aveva notato, appena aveva varcato la vetrata dell’ingresso, con la camicia hawaiana color ananas aperta sul petto. Gli aveva sorriso, da dietro gli occhiali scuri e lui aveva colto il sorriso d’istinto, riconoscendola subito, ma esitando, timoroso che gli avesse sorriso per garbo, non per desiderio di compagnia. Poi gli aveva fatto cenno di raggiungerla.
– Non mi ero sbagliata, sei proprio tu – aveva detto.
– Sì – disse lui, – in effetti contavo che vestito così non mi si riconoscesse.
– Oh – fece lei, – ma sei perfettamente in incognito, tranquillo; non credo che qualcun altro, oltre a me, possa capire chi sei.
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